L’architetto come promotore e “garante” del paesaggio urbano.


A Roma tre giorni di confronto e dibattito per le città sostenibili in occasione dell’VIII Congresso Nazionale intitolato “Abitare il Paese. Città e Territori del Futuro Prossimo”.

Per la prima volta dopo decenni, non ci si è interrogati su cosa dovrebbero fare i governi per gli architetti, ma al contrario cosa gli architetti e l’Architettura possono fare per il Paese Italia, soprattutto in questa particolare e delicata fase socio-economica.


 “Chiediamo con forza al nuovo Governo la realizzazione di un 'Piano d’Azione Nazionale per le città sostenibili', che, partendo dall’esigenza strategica di 'costruire sul costruito' e di trasformare le periferie degradate in pezzi di città policentrica, sia accompagnato da un programma decennale di finanziamento strutturale per la progettazione ed attuazione di interventi che, in forma coerente e integrata, siano finalizzati ad accrescere la resilienza urbana e territoriale, a tutelare l’ambiente e il paesaggio, a favorire la coesione sociale e a migliorare la qualità abitativa. Un programma che, anziché disperdere risorse a pioggia e in mille rivoli, le concentri in progetti urbani integrati, esemplari in termini di eccellenza ambientale e innovazione, riproducibili in diversi contesti”.


Queste le parole dell’arch. Giuseppe Cappochin, Presidente del CNAPP (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), nella relazione di apertura dell’VIII Congresso Nazionale dal titolo 'Abitare il Paese. Città e Territori del Futuro Prossimo' svoltosi a Roma all’Auditorium Parco della Musica (5-7 luglio 2018), dopo 10 anni dall’ultimo Congresso di Palermo.


L’Italia - ha proseguito - ha bisogno di una politica pubblica per le città per superare l’inadeguatezza della strumentazione urbanistica vigente, il crescente peso della rendita nell’economia urbana e la più grave crisi del dopoguerra del mercato immobiliare: ecco perché il governo delle città deve diventare oggetto prioritario delle politiche pubbliche e del dibattito politico culturale, perché quella che stiamo vivendo è una nuova stagione che richiede una grande capacità di pianificazione, di progettazione, di risposte concrete, di investimenti strutturali e non straordinari elargiti a pioggia”.


Un’impostazione che ha dato un nuovo impulso ad un evento che ultimamente sembrava destinato ad essere infruttuoso e poco ascoltato, con slogan consunti e poco interessanti.

Il congresso è stato un importante spunto di riflessione e discussione sul ruolo cruciale che oggi ha l’architetto per lo sviluppo del paese e della qualità di vita dei suoi abitanti.


Oggi più che mai infatti l’architettura e il paesaggio devono essere intesi come patrimonio comune, espressione della cultura, dell’identità e della storia collettiva, per questo motivo va loro riconosciuto il ruolo primario per l’interesse pubblico.

Anche per l’Italia, come si è già iniziato in altre nazioni straniere (vedi Copenaghen o Londra), è giunto il momento di dare assoluta priorità alla qualità della vita urbana: è necessario pianificare interventi urbanistici che rendano più attrattive le città per gli attuali e futuri abitanti, nell’ottica di sostenibilità e vivibilità a livello globale.

Proprio perché l’Italia è caratterizzata da un tessuto urbano fatto di molti centri medi e piccoli, urge ancora di più il bisogno di una progettazione attenta e a misura d’uomo, che tenga presente anche dello sviluppo demografico: l’Italia sta assistendo ad un calo importante della propria popolazione, dovuto ad un basso tasso di natalità, ad una migrazione verso l’estero (specialmente dei giovani) e allo spostamento della popolazione in Italia verso il Nord (dati ISTAT).

La figura dell’architetto diventa quindi cruciale per la competitività delle città: l’architetto diventa promotore e “garante” del paesaggio urbano, motore del cambiamento a livello territoriale, che deve possedere un’anima non solo tecnica, ma anche sociale. Lo dimostra il fatto che sta crescendo anche la voglia di architettura contemporanea e l’architetto deve essere in grado di captare questo importante segnale, da non sottovalutare in un paese dal ricchissimo patrimonio architettonico storico.


Per Cappochin “l’obiettivo centrale del Congresso è quello di innescare e alimentare con continuità un dibattito approfondito su architettura, territori e città, attraverso una discussione pubblica, accendendo un faro su una nuova domanda di architettura, intesa come richiesta di cultura, qualità, trasparenza e legalità finalizzata ad 'abitare il paese' in senso ampio, positivo e consapevole. In caso contrario, esiste il rischio concreto e rilevante che, in un quadro prolungato di incertezza politica, la questione urbana non trovi, ancora una volta, nell’agenda politica nazionale il posto che le spetta”.


Le scelte politico-strategiche inerenti l’architettura e il paesaggio intervengono nello sviluppo del Paese in termini di sostenibilità ambientale, economica, sociale e culturale; intervengono a contrastare modificazioni climatiche, a favorire la risoluzione di disagi sociali, a sviluppare economie competitive per un miglioramento generale del livello sociale e umano”, ha detto ancora.


Alla luce delle trasformazioni ambientali e sociali in atto - ha proseguito - è necessario che il nostro Paese si doti finalmente di una legge organica, che tratti specificatamente la materia, riconoscendo l’architettura e il paesaggio come patrimonio comune di interesse pubblico, individuando linee politiche di indirizzo, valorizzazione, promozione, diffusione e miglioramento dell’architettura e dell’educazione alla cultura architettonica, anche prevedendo concrete azioni di trasformazione dello spazio naturale antropizzato”.


L’architettura e il paesaggio - ha detto ancora Cappochin - sono patrimonio culturale di interesse pubblico; ecco perché il progetto architettonico è il processo fondamentale per l’attuazione di una strategia delle trasformazioni ai fini di questo interesse; il progetto di architettura e di trasformazione dello spazio è opera d’ingegno e, in quanto tale, ha unitarietà di pensiero di cui va tutelato lo studio della forma, del linguaggio e dei materiali, dall’ideazione alla realizzazione. E’ fondamentale che lo Stato riconosca alla progettazione architettonica e del paesaggio naturale e antropizzato, un ruolo decisivo per il miglioramento dell’ambiente di vita e per la valorizzazione delle risorse economiche, storiche, culturali e sociali, ambientali e paesaggistiche dei territori.”


Cultura, qualità, trasparenza e legalità - ribadisce ancora Cappochin - sono le parole chiave del Congresso, in nome delle quali chiediamo con forza che i progetti delle opere pubbliche non vengano più assegnati sulla scorta del fatturato degli studi, escludendo, per i progetti più importanti, il 98% degli studi di architettura, bensì attraverso concorsi di progettazione in due gradi, aperti, in quanto unica modalità che risponde ai principi di trasparenza, libera concorrenza, pari opportunità, riconoscimento del merito e che permette di selezionare il progetto migliore. Tra i progetti partecipanti al primo grado vanno selezionate, da una giuria che deve essere composta esclusivamente da esperti specialisti delle materie oggetto del concorso, imparziali e indipendenti, le idee migliori da ammettere al secondo grado, da compensare tutte adeguatamente come avviene in Francia e in molti altri Paesi europei. Al vincitore del Concorso deve essere affidato l’incarico degli altri livelli della progettazione, direzione lavori o direzione artistica”.


Per generare una cultura della domanda di architettura - ha concluso il Presidente degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori italiani - l’architettura deve entrare anche nelle scuole: solo così si potrà ridurre l’assuefazione ad una edilizia mediocre e scardinare l’idea che all’architetto ci si debba rivolgere solo quando si voglia l’effetto stupefacente di una costruzione ardita o una sequenza armonica di grigi nel design di un interno all’ultima moda. Non è un caso se, sabato 7 luglio, al termine dei lavori congressuali, è stata presentata (in dialogo con la Fondazione Reggio Children - Centro Loris Malaguzzi) un’azione di co-progettazione territoriale a partire dall’idea che le persone, e tra queste primi i bambini e i ragazzi, siano al centro del "Progetto Città’”.

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